
Un equilibrio instabile
Prima del correttivo normativo del 2024, la disciplina sulla crisi d’impresa rifletteva una visione prevalentemente funzionale della continuità aziendale. Mantenere in vita l’impresa era considerato possibile solo nella misura in cui ciò servisse a garantire il soddisfacimento dei creditori. La prosecuzione dell’attività non era quindi un obiettivo autonomo, ma subordinato alla logica liquidatoria tradizionale.
Dal miglior interesse al “non peggioramento”
Un primo segnale di cambiamento si era già manifes
tato con il passaggio dal criterio del “best interest of creditors test” al principio del “no creditor worse off”. In altre parole, non era più necessario dimostrare che il risanamento fosse la soluzione migliore per i creditori, ma bastava assicurare che non ricevessero meno di quanto avrebbero ottenuto da una liquidazione giudiziale. Questo spostamento ha abbassato la soglia di ammissibilità dei piani, pur senza rendere la continuità aziendale una priorità autonoma.
Misure emergenziali e primi segnali di inversione
Nel periodo post-pandemico, il legislatore ha introdotto deroghe temporanee alla disciplina civilistica e societaria, con l’obiettivo di favorire la sopravvivenza delle imprese. Il D.L. 118/2021, convertito nella legge 147/2021, ha inaugurato una fase in cui il mantenimento in attività non era più un tabù, ma un’esigenza da tutelare anche a costo di sospendere temporaneamente regole consolidate. Molte di queste deroghe, inizialmente emergenziali, sono state successivamente assorbite nella normativa ordinaria, segnando un primo passo verso un cambio di paradigma.
Verso un nuovo approccio
Negli anni successivi, il legislatore ha rafforzato strumenti che potessero sostenere concretamente la continuità: dall’estensione del divieto di autotutela contrattuale da parte dei creditori, alla previsione di finanziamenti prededucibili, fino alla possibilità di trasferire l’azienda senza far gravare sull’acquirente i debiti civili registrati in contabilità. Presi insieme, questi elementi hanno iniziato a delineare un contesto più favorevole alla prosecuzione dell’attività d’impresa.
Un cambiamento già in atto
La riforma del 2024 ha segnato un passaggio decisivo, ma non è arrivata su un terreno vergine. Le modifiche introdotte negli anni precedenti avevano già avviato un’evoluzione culturale e normativa, nella quale la continuità aziendale ha acquisito un’importanza crescente. Tuttavia, fino ad allora, si trattava ancora di interventi frammentari, incapaci di scardinare del tutto l’impostazione tradizionale incentrata sulla liquidazione.