FINANZA IN TEMPO DI CRISI: COSÌ LE NUOVE TUTELE CAMBIANO IL RAPPORTO TRA IMPRESE E FINANZIATORI

  • By:Redazione Studio LBM

In uno scenario economico in cui l’incertezza continua a mettere sotto pressione le aziende, il tema della continuità aziendale torna al centro del dibattito. A giocare un ruolo decisivo sono i finanziamenti erogati durante le fasi di crisi, strumenti che sempre più spesso rappresentano la linea di confine tra il recupero operativo e la liquidazione definitiva. Il legislatore, negli ultimi anni, ha scelto di intervenire con forza per incentivare l’afflusso di nuova finanza, modulando un sistema di tutele e garanzie che punta a rassicurare chi decide di sostenere un’impresa in difficoltà.

PREDEDUCIBILITÀ: LA LEVA CHE ATTIRA NUOVI CAPITALI

Il principio cardine del nuovo impianto normativo è la prededucibilità dei finanziamenti concessi durante percorsi come la composizione negoziata, il piano attestato o il concordato preventivo.
In pratica, se l’impresa dovesse comunque arrivare a una liquidazione giudiziale, i creditori che hanno sostenuto l’azienda nel momento più critico sarebbero soddisfatti prima degli altri. Una garanzia forte, pensata per rendere più appetibile l’erogazione di liquidità quando la sopravvivenza dell’impresa dipende da un intervento tempestivo.

SOCI E GARANTI: DA SPETTATORI A PROTAGONISTI DEL RISANAMENTO

Una delle novità più rilevanti riguarda il ruolo dei soci e dei garanti, che fino a ieri rimanevano spesso ai margini delle procedure. Oggi invece possono essere chiamati a dare un contributo diretto, e in alcuni casi i loro impegni vengono vincolati al piano omologato.

Il risultato è duplice: da un lato si amplia il perimetro delle responsabilità, dall’altro si aumenta il potenziale di successo dei piani di risanamento, coinvolgendo soggetti che hanno interesse primario alla continuità aziendale.

TUTELE CONTRO AZIONI DI RESPONSABILITÀ: UNA RETE DI SICUREZZA PER CHI INVESTE

Per ridurre ulteriormente le resistenze dei potenziali finanziatori, il legislatore ha previsto specifiche esenzioni da responsabilità.

Se il finanziamento o la garanzia sono coerenti con la situazione dell’impresa e basati su valutazioni prudenti, il soggetto che ha apportato risorse non potrà essere chiamato a rispondere degli eventuali esiti negativi del risanamento.
Si tratta di un passaggio cruciale: molte aziende in crisi soffrono non solo la carenza di capitale, ma anche la diffidenza di chi potrebbe fornirlo. Una cornice normativa più protettiva punta a sciogliere questi timori.

UN SISTEMA ORIENTATO ALLA FIDUCIA

Il quadro che emerge è quello di un ordinamento che, finalmente, riconosce la finanza come leve strategiche del risanamento. Le norme non si limitano ad autorizzare nuovi apporti, ma costruiscono un ambiente favorevole e protetto, in cui il sostegno finanziario non viene punito ma premiato.
In molti casi, infatti, l’immissione di risorse fresche può determinare la differenza tra un’azienda destinata alla chiusura e un’impresa in grado di rialzarsi, ricostruire fiducia e tornare a creare valore.

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